La manipolazione emotiva: come riconoscerla e come uscirne

Scritto da: Francesca Saccà il 20 novembre 2014

trauma da narcisismo

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

Con il termine gaslighting si indica un insieme di comportamenti subdoli agiti dal manipolatore (gaslighter) nei confronti di una persona al fine di farle perdere la fiducia in se stessa, farla sentire sbagliata, renderla dipendente, fino a farla dubitare  della sua sanità mentale. Il contesto può essere quello di coppia, familiare, amicale e lavorativo. 

L’origine del termine è da ricercarsi in una produzione cinematografica del 1944, il vecchio film Gaslight  (in italiano Angoscia), in cui Ingrid Bergman sposa un uomo più anziano di lei che vuole farla impazzire per impadronirsi della sua eredità. Allora, oltre a farle scomparire degli oggetti dalla casa incolpandola, arriva ad abbassare il gas, negando che ci sia un calo di luce, in modo da farla sentire pazza. Lei diventa sempre più confusa e isterica. Nello stesso tempo è riluttante a incolpare il marito perché vuole essere amata.

Il film illustra bene il sottile meccanismo della manipolazione emotiva. E’ difficile riconoscere questo tipo di violenza: è insidiosa, sottile, non se ne percepisce l’inizio, a volte è scusata dalla stessa vittima; non si tratta di un’ira, che almeno è subito identificabile e magari oggetto d’immediata risposta, anche legale.

E’ una violenza gratuita e persistente, presente quotidianamente, che ha la capacità di “annullare” la persona che ne è bersaglio. Si tratta di un vero e proprio lavaggio del cervello, che pone la vittima nella condizione di pensiero di “meritarsi quella punizione”.

Il gaslighting si compone di tre fasi:

a) INCREDULITA’: La prima fase sarà caratterizzata da una distorsione della comunicazione. Il perseguitato non riuscirà più a capire il persecutore. I “dialoghi” saranno caratterizzati da silenzi ostili, alternati da picchi destabilizzanti. La vittima si troverà così disorientata, confusa nella nebbia.

b) DIFESA: La seconda fase sarà caratterizzata da un tentativo di difesa. La vittima cercherà di convincere il suo persecutore che quello che dice non corrisponde alla verità; proverà ad instaurare un dialogo, ostinato, con la speranza che ciò serva a far cambiare il comportamento del gaslighter. Il perseguitato si sentirà come investito da un compito: le sue capacità d’ascolto e di dialogo riusciranno a far cambiare il persecutore.

c) DEPRESSIONE: La terza fase è la discesa nella depressione. La vittima vedrà piano piano spegnersi il suo soffio vitale, si convincerà che ciò che il persecutore dice nei suoi confronti corrisponde a verità.

Lo scopo del comportamento di gaslighting è quello di ridurre la vittima a un totale livello di dipendenza fisica e psicologica. Il gaslighter, colui che mette in atto tale manipolazione mentale, fa credere alla vittima di stare vivendo in una realtà che non corrisponde alla realtà oggettiva, la fa sentire sbagliata, mina alla base ogni sua certezza e sicurezza, in sostanza agisce su di lei un vero e proprio lavaggio del cervello.

La vittima che subisce la manipolazione, avendo necessità di approvazione da parte del partner, può reagire in due  modi: abbandonando la propria percezione della realtà oppure cercando di portare il gaslighter verso il proprio punto di vista (fatica inutile in quanto il gaslighter non sarà mai in grado di accogliere il punto di vista dell’altro a causa dei meccanismi patologici della sua personalità). In entrambi i casi lo scopo è quello di ottenere comunque, l’approvazione del manipolatore.

Proprio per quanto detto finora è difficile che chi è vittima del gaslighter si renda conto della situazione perversa in cui vive e chieda aiuto. Più spesso la richiesta di aiuto o la capacità di far “aprire gli occhi” alla vittima arriva da chi le sta intorno, altri familiari, amici o colleghi.

Ma uscirne da soli è veramente difficile, soprattutto se la manipolazione è stata prolungata nel tempo e la vittima ha attraversato tutti e tre gli stadi del gaslighting.

Se la persona da sola non riesce a uscire da questa dolorosa condizione o è confusa circa quello che le sta accadendo deve chiedere aiuto a esperti del settore. L’aiuto e l’ascolto psicologico sono fondamentali nel processo di rinascita e ricostruzione della propria identità.

 

Riferimenti bibliografici

Gaslighting, articolo all’interno della rivista PS Sicurezza e Polizia, Co.I.S.P., Numero 4, Aprile 2010, pag. 40-43.

http://www.coisp.it/rivistaps/2010/SP_4_Apr_2010.pdf