Ho un grillo parlante nella testa! Impariamo a gestire il nostro giudice interiore

Scritto da: Francesca Saccà il 18 luglio 2014

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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Dentro ognuno di noi abita un grillo parlante  interno che ci monitorizza, attento e critico, nel corso della giornata. E, con la sua vocina, spesso ci fa vacillare e dubitare delle nostre risorse e capacità, quando meno ce lo aspettiamo. Tutto ciò influenza la qualità della nostra vita, le nostre azioni e le nostre relazioni con gli altri. Infatti spesso siamo vulnerabili alle critiche esterne perché, in primis, non sappiamo gestire le critiche che ci partono da dentro.

Se i primi a dubitare di noi stessi siamo noi, come possiamo pretendere di saper gestire gli attacchi che arrivano dall’esterno? E poi, siamo proprio sicuri di saper riconoscere una critica costruttiva da una manipolativa? Se non stabiliamo un buon rapporto con il nostro grillo parlante ‘interno’ non saremo mai abbastanza lucidi da capire se una persona ci sta realmente ‘attaccando’ oppure stiamo ricevendo una critica ‘sana’ che però noi leggiamo come attacco in funzione di un dialogo interno sbagliato e colpevolizzante.

Ecco perché è fondamentale allenarci ad ‘ammorbidire’ il nostro giudice interiore, ad allentarne la potenza. Molti si chiederanno: ma non si può far tacere e basta? La risposta è no, perché è una parte di noi che ci accompagnerà per tutta la vita. La sua funzione è quella di dare alla parte cosciente regole e modelli di comportamento allo scopo di facilitare la loro evoluzione e il loro rinforzo. Quindi, visto che dovremo per forza conviverci, abituiamoci a dialogare con lui in modo sano, amichevole. Cerchiamo davvero di capire cosa vuol dirci e perché non stai mai zitto.

Cominciamo a porci le seguenti domande: sappiamo davvero ascoltarlo? La critica che ci rimanda che significato ha per la parte più profonda di noi stessi? Non è che forse vuole qualcosa di positivo per noi anche se ce lo esprime con troppa durezza?

Fondamentale dunque scendere a patti con lui. Per farlo cambiare bisogna entrare profondamente in contatto con sé stessi, capire quale strada desideriamo percorrere e quindi dialogare con il giudice per convincerlo a essere meno severo e ad adottare modelli di comportamento più congruenti con quella che sentiamo essere la nostra natura.

Facciamo un esempio pratico, se ci stiamo preparando a sostenere un esame e dentro di noi alberga un critico perfezionista che esige da noi standard molto elevati possiamo di certo ascoltarlo quando ci spinge a prepararci e a studiare ma, dall’altra parte, trattare con lui rispetto ‘al livello di perfezione’ che ci richiede, ricordandogli che siamo umani e possiamo anche permetterci piccoli errori che non andranno a influenzare in modo determinante sulla nostra ‘prestazione’.

Imparare a giocare di mediazione con il nostro giudice interiore ci consentirà di vivere una vita più sana e libera, ci permetterà di rispettare la nostra vera natura e di non affossarci nelle cadute che, inevitabilmente, troviamo sul percorso.